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IL FATTURATO ASI-DEV
(dal Comunicato stampa del sindaco, 14 giugno 2007)
 
"...nel 2002 14milioni di euro per soli nove mesi di apertura;
nel 2003 4milioni di euro per soli due mesi e mezzo di apertura;
nel 2004 quasi 6milioni di euro per due mesi di apertura.
In totale quindi quasi 24milioni di euro per tredici mesi di attività"
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SULLE ORIGINI DI DIFESA GRANDE
Il 16 giugno è pubblicata sul Corriere dell'Irpinia una lettera di Gaetano Grasso, nella quale, sull'apertura della discarica, è scritto: "
Nei primi anni novanta il Consiglio Regionale della Campania e la sua Giunta furono decapitati dal movimento detto “mani pulite”. Bisognava eleggere un nuovo Presidente. Nel pollaio della Dc vi erano due galli a beccarsi per raggiungere quello scranno. E, come sempre avveniva in quel partito, si giunse alla mediazione: uno avrebbe avuto la Presidenza ma anche la discarica nel suo comune (Ariano), l’altro avrebbe incassato l’impegno che il “suo” territorio non sarebbe mai stato interessato da discariche.
Violenza contro l’istituzione Regione e contro Ariano.
Prova a domandare a qualcuno i motivi scientifici, confessabili, di quella scelta. Non li conoscerai mai, perché non ci sono".
Nel merito interviene ben presto l'on. Zecchino (cfr. Corriere dell'Irpinia del 20 giugno), che fornisce la sua versione dei fatti:
"Grasso fu scelto [per la presidenza della regione] senza patti e condizioni perché era persona stimata e stimabile e solo per questa ragione"
E dunque?
"La verità è che l'indicazione del sito di Difesa Grande nacque estemporaneamente in un confuso dibattito consiliare quando con qualche furbizia e con qualche sotterfugio  procedurale fu introdotta l'indicazione che passò nella pressoché totale inconsapevolezza generale"

Non c'è motivo di dubitare di questa ricostruzione, perché lo Zecchino premette: " Queste cose io le affermo con la conoscenza diretta dei fatti e delle persone"; e ancora: "lo dico con la memoria nitida di chi come me era allora un attivo protagonista della scena politica provinciale e nazionale" [non regionale, però]. Tuttavia sorge qualche problema di comprensione: in consiglio regionale le proposte -o solo quella di Difesa Grande?- nascono in modo estemporaneo (cioè improvvisato, senza meditazione -ci si perdoni il ricorso ad un modesto dizionario); i dibattiti -o solo quello su Difesa Grande?- sono confusi (confusione= coesistenza o mescolanza di più persone o cose senza distinzione e senza ordine, insomma i baracconi delle fiere), c'è chi fa il furbetto (chi è mai costui? lo Zecchino dovrebbe conoscere la risposta, data la sua conoscenza diretta delle persone, ma non fa nomi) e tutti gli altri, che evidentemente non avrebbero mai acconsentito alla localizzazione di Difesa Grande (o no?), furono colti in un momento in cui erano inconsapevoli. Qui il fatto si fa serio: che vuol dire inconsapevole in questo caso? che si vota senza sapere che cosa? che si stava guardando la tv mentre il furbetto chiedeva il voto? che non si sapeva di essere in seduta, ma si credeva di stare al cinema? Lasciamo parlare il dizionario: inconsapevole=chi non è al corrente (e che ci sta a fare in consiglio regionale?) o non si rende conto di qualcosa (per innocenza innata? per un raptus di distrazione? per imbecillità? E chi lo sa!). Insomma abbiamo capito che la discarica di Difesa Grande non nacque per il baratto di cui scriveva Nino Grasso, ma perché un furbetto così volle e ottenne, approfittando dell'inconsapevolezza degli altri 59 consiglieri!  Ma quanto la sa lunga lo Zecchino... Dispiace solo di non aver potuto assistere allo spettacolo degli inconsapevoli (a proposito, che fecero quando divennero consapevoli? O sono ancor oggi inconsapevoli? E in questo caso come campano? Sono pensionati o che altro? ).
 

Violenza o legittima difesa?>>
La lettera di Gaetano Grasso pubblicata dal Corriere dell'irpinia  il 16 giugno 2007.

Il trionfo della politica
La riapertura di Difesa Grande è semplicemente inspiegabile, se inserita nel contesto dello schifo regionale che regna da tre lustri intorno ai rifiuti. A che servono i 20 giorni in un quadro che viene definito catastrofico? Sono intanto serviti a celebrare il ritorno della  politica 'grande' e di quella 'nana', dopo la lotta del 2004, in cui  la seconda era stata assente e la prima incapace. Non che adesso quest'ultima si sia dimostrata 'capace': che un governo nazionale debba fare ordinanze e decreti legge con fiducia connessa nei quali occuparsi di cassonetti, discariche, compattatori, bidoni... è un forte segno dei tempi che corrono e di chi si sforza di esserne protagonista.

Nel sito ufficiale dell'emergenza rifiuti in Campania sono archiviati 32 articoli di giornale su Difesa Grande: basta leggerne i titoli in successione per rendersi conto dell'altalena delle decisioni e dei propositi.
L'indirizzo web del sito é
www.emergenzarifiuticampania.it

per raggiungere l'archivio degli articoli su Difesa Grande basta completare l'indirizzo in questo modo, senza dimenticare alcuna sbarretta:
 /Strumenti/Ricerca/Default.aspx

Per saperne qualcosa di più...
Un'inchiesta su 'L'Espresso' del 4 giugno:
Ecco i padrini dei rifiuti >>

  18 e 19 giugno 2007
       18 GIUGNO

La giornata si annuncia decisiva e tale sarà.
In mattinata si svolge, al rione Cardito, la prevista manifestazione, alla quale partecipano moltissimi cittadini. Sono presenti i sindaci di Savignano, Greci, Montaguto,  San Sossio, Vallata e Monteleone, il senatore Morra, l'onorevole Caruso, il consigliere regionale Sibilia, i rappresentanti delle associazioni La Vita, Ventre, La Manna, don Vitaliano della Sala. Il sindaco dichiara: "Difenderemo la nostra storia e le nostre ragioni". Siamo ancora nella fase della lotta annunciata e il primo cittadino denuncia la gravità del decreto, definito "iniquo e incostituzionale...".
Alla fine degli interventi, c'è attesa per l'arrivo dei compattatori che, invece, non si vedono. Ad un certo punto, invece, si apprende che i essi sono ormai a Camporeale, transitati per la SS 90bis. La gente si sposta verso il bivio di Villanova, ma la Strada Statale 90 è interrotta, non dalla gente e neppure dalla frana, ma da uno sbarramento di celerini con relativi automezzi disposti di traverso sulla strada. Nessuno può passare, né a piedi né a cavallo. L'intento, scrive la stampa, è impedire a chiunque l'accesso al bivio di Villanova. Naturalmente i carabinieri non intervengono a liberare la strada dal blocco, anzi, dopo il bivio, in direzione Foggia, c'è un altro assembramento di forze dell'ordine, proprio carabinieri. La gente, tuttavia, passa: come si fa in caso di frane, si scelgono passaggi alternativi, sentieri che scendono per i campi e permettono di risalire al bivio, dove, lentamente, si raggruppano centinaia di persone.
La mattinata trascorre così. I compattatori non si vedono, ma i poliziotti sono tanti e sembrano essere dovunque. Al bivio però, la gente è sempre più numerosa e nel pomeriggio cresce ulteriormente di numero, entrando nell'ordine delle migliaia. Quelli che DOPO piangeranno lacrime di coccodrillo perché a loro dire tutto è fallito perché non c'era abbastanza gente, o dicono bugie oppure, più semplicemente, non c'erano. Una cosa da sottolineare è questa: le persone che sono in lotta, e sono tante, intendono impedire la riapertura (non importa per quanti giorni od ore) di Difesa Grande, e non pensano minimamente che sia vitale correre a strappare qualche virgola su un decreto.
Sono presenti anche le autorità. Anzi, nel pomeriggio aumentano di numero anch'esse. E' il momento in cui occorre cominciare la virata, passare dalla fermezza alla mobilità, dal 'qui non si passa' al 'dobbiamo vedere, valutare, trattare'. Ci sono interventi in cui qualche politicante tenta di chiarire che 'il momento è difficile' e che bisogna trattare. Per giunta, si cerca di impaurire -senza troppo successo, in verità. Il sen. Sodano esprime "preoccupazione per la compromissione dell'ordine pubblico" (forse si riferiva ai blocchi stradali dei celerini) e infatti afferma che il "prefetto avrebbe dato ordine di passare a qualsiasi costo" (togliendo i blocchi dei celerini?). Ma qualunque ipotesi di trattativa sulla riapertura viene sonoramente fischiata dai presenti. A sera, i compattatori non sono passati, la combattività dei presenti (combattività= voglia di lottare 'civilmente') è alta, ma la nuvola mefitica sollevata dai politicanti comincia a produrre i suoi effetti. Si parla di tregua (ma perché mai? che ci sia stata una guerra che nessuno ha visto?) di dodici ore, poi prolungata (da chi? perché?) a ventiquattro. Insomma, si può andare a dormire in pace, ché ci penseranno i politicanti, locali e lontani, a risolvere il tutto, a Roma, al Senato della Repubblica... Le persone che lasciano il presidio dopo l'intensa giornata, hanno idee poco chiare su cosa sta accadendo: si dovrà aspettare la trattativa dell'indomani, ma intanto che fare il giorno dopo, in attesa degli eventi? E' in quest'incertezza che avviene il capovolgimento del senso della lotta. Impedire la riapertura di Difesa Grande è ancora nella testa di chi ha lottato, ma si è anche sovrapposta la necessità della trattativa, di aspettare gli esiti della giornata di Roma, e verso la capitale si prepara a partirà una nutrita schiera di politicanti in rappresentanza della città. Nella serata tarda, meglio sarebbe dire a notte, si riuniscono i rappresentanti politici nel palazzo di città, lontano dalle folle, nel silenzio della piazza. Doppia riunione, maggioranza e opposizione, per partorire un documento comune che sancisce la fine della lotta contro la riapertura della discarica. Insomma, è come dire: "fino a stamattina abbiamo scherzato; è vero, parecchi di voi hanno finanche perduto una giornata di lavoro per essere presenti ai presidi, ma che cosa volete? Il 2004 è lontano. Oggi ci siamo noi, per fortuna, che siamo in grado di mediare". Il documento lo si vedrà il giorno dopo...
 

 

19 GIUGNO

Mattinata. Nonostante gli evidenti segnali di smobilitazione 'ufficiale' (non girano più auto 'istituzionali' a chiamare a raccolta la popolazione, né suonano più le campane), al presidio del bivio di Villanova sono presenti alcune centinaia di persone. E' sul posto il sindaco, che spiega la bontà dell'accordo raggiunto; non si attende che la ratifica romana, dove la missione cittadina è al lavoro. Il grande schieramento di forza pubblica mobilitata per la circostanza non è visibile: al bivio ci sono poliziotti e carabinieri locali. I posti di blocco (dei celerini) sono spariti. Insomma, la lotta è finita, tutto è passato sui tavoli istituzionali, l'accordo è vicinissimo. La notizia che la discarica dovrebbe rimanere aperta per 80 giorni (come il famoso Giro del mondo) turba solo il sindaco, che vi scorge un'infondatezza palese ("egli invita la stampa ad essere più cauta"). Nulla sembra insomma turbare veramente la celebrazione dell'accordo.
E infatti, ad ora di pranzo (Roma è sullo stesso fuso orario di Ariano) ecco due novità: la prima è che nella capitale tutto è fatto; la seconda è che sono tempestivamente distribuiti alcuni documenti, che molto democraticamente spiegano i termini dell'accordo raggiunto (ad Ariano fra i partiti e a Roma fra la missione ed il senato). I documenti meritano di essere esaminati molto attentamente, poiché contengono i termini effettivi della liquidazione della lotta e della capitolazione che quanti hanno fin qui lottato devono subire non ad opera dei celerini mobilitati (con cui nulla è accaduto, come d'altra parte nulla accadde nel 2004) ma per mano di chi fino a poche ore prima proclamava propositi di andare fino in fondo nel contrastare la riapertura della discarica.
Sembrerebbe tutto finito e infatti molti vanno a casa, talvolta con espressioni poco democratiche lanciate a chi pare ormai preoccupato solo di accompagnare al cimitero la lotta della popolazione. I compattatori possono accendere i motori.
Un dato forse non calcolato dai manovratori del treno è che al bivio di Villanova, tornati celerini e forze speciali, tornato il blocco stradale della polizia, la gente aumenta sempre più, percorrendo i soliti sentieri. Quando giungono i primi compattatori la folla è grande e ancora più grandi sono i fischi. I compattatori passano, la discarica è riaperta, l'accordo raggiunto, i nemici (cioè la popolazione) battuti ... E così sia.
La memoria dei due giorni, i politicanti lo sanno per esperienza secolare, tenderà a sbiadire, i racconti degli orchi cattivi che avrebbero potuto fare chissà quanti guai convinceranno i bambini che mamma e papà hanno operato saggiamente, i documenti perderanno la loro forza, le parole non saranno più pietre, e alla fine qualcuno si convincerà -senza ricorrere a specialisti del cervello- di aver lottato proprio per far riaprire la discarica per venti giorni e, quindi, di aver vinto come le istituzioni, o di aver perso perché niente c'era da fare... E pensare che bastava dirlo subito: niente mobilitazione e via  alla mediazione/capitolazione, invece di suonare i corni della lotta e poi mandare 'tutti a casa', celebrando il trionfo della peggior politica -a tutti i livelli.
Ma al bivio di Villanova, al momento del passaggio dei compattatori, la folla era grande e non aveva un'aria soddisfatta; forse parecchi NON dimenticheranno. Non dimenticheranno d'essere stati presi in giro.


DOCUMENTO DELLE FORZE POLITICHE DI ARIANO >>

COMUNICATO STAMPA DEL SENATORE SODANO >>

ORDINANZA PRODI DEL 15 GIUGNO (G. U. DEL 16 GIUGNO) >>

Nella cartina si nota vistosamente l'assenza di adeguate strutture (termovalorizzatori, cdr, siti provvisori , immondezzai tout court...) atte a valorizzare adeguatamente i versanti settentrionale e, soprattutto, meridionale della città; i vuoti creano gravi squilibri nella chiusura del famoso ciclo integrato dei rifiuti. Auspichiamo un pronto intervento (magari con la partecipazione dei celerini).

 

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