18 GIUGNO
La
giornata si annuncia decisiva e tale sarà.
In mattinata si svolge, al rione Cardito,
la prevista manifestazione, alla quale partecipano moltissimi cittadini.
Sono presenti i sindaci di Savignano, Greci, Montaguto, San
Sossio, Vallata e Monteleone, il senatore Morra, l'onorevole Caruso, il
consigliere regionale Sibilia, i rappresentanti delle associazioni La
Vita, Ventre, La Manna, don Vitaliano della Sala. Il sindaco dichiara: "Difenderemo
la nostra storia e le nostre ragioni". Siamo ancora nella fase della
lotta annunciata e il primo cittadino denuncia la gravità del decreto,
definito "iniquo e incostituzionale...".
Alla fine degli interventi, c'è attesa per l'arrivo dei compattatori
che, invece, non si vedono. Ad un certo punto, invece, si apprende che i
essi sono ormai a Camporeale, transitati per la SS 90bis. La
gente si sposta verso il bivio di Villanova, ma la Strada Statale 90 è
interrotta, non dalla gente e neppure dalla frana, ma da uno sbarramento
di
celerini
con relativi automezzi disposti di traverso sulla strada. Nessuno può
passare, né a piedi né a cavallo. L'intento, scrive la stampa, è
impedire a chiunque l'accesso al bivio di Villanova. Naturalmente i
carabinieri non intervengono a liberare la strada dal blocco, anzi, dopo
il bivio, in direzione Foggia, c'è un altro assembramento di forze
dell'ordine, proprio carabinieri. La gente, tuttavia, passa: come si fa
in caso di frane, si scelgono passaggi alternativi, sentieri che
scendono per i campi e permettono di risalire al bivio, dove,
lentamente, si raggruppano centinaia di persone.
La mattinata trascorre così. I compattatori non si vedono, ma i
poliziotti sono tanti e sembrano essere dovunque. Al bivio però, la
gente è sempre più numerosa e nel pomeriggio cresce ulteriormente di
numero, entrando nell'ordine delle migliaia. Quelli che DOPO piangeranno
lacrime di coccodrillo perché a loro dire tutto è fallito perché non
c'era abbastanza gente, o dicono bugie oppure, più semplicemente, non
c'erano. Una cosa da sottolineare è questa: le persone che sono in
lotta, e sono tante, intendono impedire la riapertura (non importa per
quanti giorni od ore) di Difesa Grande, e non pensano minimamente che
sia vitale correre a strappare qualche virgola su un decreto.
Sono
presenti anche le autorità. Anzi, nel pomeriggio aumentano di numero
anch'esse. E' il momento in cui occorre cominciare la virata, passare
dalla fermezza alla mobilità, dal 'qui non si passa' al 'dobbiamo
vedere, valutare, trattare'. Ci sono interventi in cui qualche
politicante tenta di chiarire che 'il momento è difficile' e che bisogna
trattare. Per giunta, si cerca di impaurire -senza troppo successo, in
verità. Il sen. Sodano esprime "preoccupazione per la compromissione
dell'ordine pubblico" (forse si riferiva ai blocchi stradali dei
celerini) e infatti afferma che il "prefetto avrebbe dato ordine di
passare a qualsiasi costo" (togliendo i blocchi dei celerini?). Ma
qualunque ipotesi di trattativa sulla riapertura viene sonoramente
fischiata dai presenti. A sera, i compattatori non sono passati, la
combattività dei presenti (combattività= voglia di lottare 'civilmente')
è alta, ma la nuvola mefitica sollevata dai politicanti comincia a
produrre i suoi effetti. Si parla di tregua (ma perché mai? che ci sia
stata una guerra che nessuno ha visto?) di dodici ore, poi prolungata
(da chi? perché?) a ventiquattro. Insomma, si può andare a dormire in
pace, ché ci penseranno i politicanti, locali e lontani, a risolvere il
tutto, a Roma, al Senato della Repubblica... Le persone che lasciano il
presidio dopo l'intensa giornata,
hanno
idee poco chiare su cosa sta accadendo: si dovrà aspettare la trattativa
dell'indomani, ma intanto che fare il giorno dopo, in attesa degli
eventi? E' in quest'incertezza che avviene il capovolgimento del senso
della lotta. Impedire la riapertura di Difesa Grande è ancora nella
testa di chi ha lottato, ma si è anche sovrapposta la necessità della
trattativa, di aspettare gli esiti della giornata di Roma, e verso la
capitale si prepara a partirà una nutrita schiera di politicanti in
rappresentanza della città. Nella serata tarda, meglio sarebbe dire a
notte, si riuniscono i rappresentanti politici nel palazzo di città,
lontano dalle folle, nel silenzio della piazza. Doppia riunione,
maggioranza e opposizione, per partorire un documento comune che
sancisce la fine della lotta contro la riapertura della discarica.
Insomma, è come dire: "fino a stamattina abbiamo scherzato; è vero, parecchi di voi
hanno finanche perduto una giornata di lavoro per essere presenti ai
presidi, ma che cosa volete? Il 2004 è lontano. Oggi ci siamo noi, per
fortuna, che siamo in grado di mediare". Il documento lo si vedrà il
giorno dopo...
19 GIUGNO
Mattinata.
Nonostante gli evidenti segnali di smobilitazione 'ufficiale' (non
girano più auto 'istituzionali' a chiamare a raccolta la popolazione, né
suonano più le campane), al presidio del bivio di Villanova sono
presenti alcune centinaia di persone. E' sul posto il sindaco, che
spiega la bontà dell'accordo raggiunto; non si attende che la ratifica
romana, dove la missione cittadina è al lavoro. Il grande schieramento
di forza pubblica mobilitata per la circostanza non è visibile: al bivio
ci sono poliziotti e carabinieri locali. I posti di blocco (dei
celerini) sono spariti. Insomma, la lotta è finita, tutto è passato sui
tavoli istituzionali, l'accordo è vicinissimo. La notizia che la
discarica dovrebbe
rimanere aperta per 80 giorni (come il famoso Giro del mondo) turba solo
il sindaco, che vi scorge un'infondatezza palese ("egli invita la stampa
ad essere più cauta"). Nulla sembra insomma turbare veramente la
celebrazione dell'accordo.
E infatti, ad ora di pranzo (Roma è sullo stesso fuso orario di Ariano)
ecco due novità: la prima è che nella capitale tutto è fatto; la seconda
è che sono tempestivamente distribuiti alcuni documenti, che molto
democraticamente spiegano i termini dell'accordo raggiunto (ad Ariano
fra i partiti e a Roma fra la missione ed il senato). I documenti
meritano di essere esaminati molto attentamente, poiché contengono i
termini effettivi della liquidazione della lotta e della capitolazione
che quanti hanno fin qui lottato devono subire non ad opera dei celerini
mobilitati (con cui nulla è accaduto, come d'altra parte nulla accadde
nel 2004) ma per mano di chi fino a poche ore prima proclamava propositi
di andare fino in fondo nel contrastare la riapertura della
discarica.
Sembrerebbe tutto finito e infatti molti vanno a casa, talvolta con
espressioni poco democratiche lanciate a chi pare ormai preoccupato solo
di accompagnare al cimitero la lotta della popolazione. I compattatori
possono accendere i motori.
Un dato forse non calcolato dai manovratori del treno è che al bivio di
Villanova, tornati celerini e forze speciali, tornato il blocco
stradale della polizia, la gente aumenta sempre più, percorrendo i soliti sentieri.
Quando giungono i primi compattatori la folla è grande e ancora più
grandi sono i fischi. I compattatori passano, la discarica è riaperta,
l'accordo raggiunto, i nemici (cioè la popolazione) battuti ... E così
sia.
La memoria dei due giorni, i politicanti lo sanno per esperienza
secolare, tenderà a sbiadire, i racconti degli orchi cattivi che
avrebbero potuto fare chissà quanti guai convinceranno i bambini che
mamma e papà hanno operato saggiamente, i documenti perderanno la loro
forza, le parole non saranno più pietre, e alla
fine qualcuno si convincerà -senza ricorrere a specialisti del cervello-
di aver lottato proprio per far riaprire la discarica per venti giorni
e, quindi, di aver vinto come le istituzioni, o di aver perso perché
niente c'era da fare... E pensare che bastava dirlo subito: niente mobilitazione e
via alla
mediazione/capitolazione, invece di suonare i corni della lotta e poi
mandare 'tutti a casa', celebrando il trionfo della peggior politica -a
tutti i livelli.
Ma al bivio di Villanova,
al momento del passaggio dei compattatori, la folla era grande e non
aveva un'aria soddisfatta; forse
parecchi NON dimenticheranno. Non dimenticheranno d'essere stati presi
in giro.

DOCUMENTO DELLE FORZE POLITICHE DI ARIANO >>
COMUNICATO STAMPA DEL SENATORE SODANO >>
ORDINANZA PRODI
DEL 15 GIUGNO (G. U. DEL 16 GIUGNO) >>

Nella cartina si nota vistosamente l'assenza di
adeguate strutture (termovalorizzatori, cdr, siti provvisori , immondezzai tout court...) atte a valorizzare adeguatamente
i versanti settentrionale e, soprattutto, meridionale della città; i
vuoti creano gravi squilibri nella chiusura del famoso ciclo
integrato dei rifiuti. Auspichiamo un pronto intervento (magari con
la partecipazione dei celerini).