| Dall'Interrogazione
parlamentare del senatore Sodano (Prc) ai ministri della
salute, dell'ambiente, della giustizia e dell'agricoltura - 15
maggio 2002. |
..L'ASL
AV1 di Ariano Irpino, nel settembre del 2001 e nel febbraio
2002, dichiarava e certificava che il sito dove è
ubicata la discarica di rifiuti solidi urbani di Difesa Grande è inquinato e che lo stesso andava bonificato e risanato
così
come prescritto dal decreto ministeriale n. 471/99;
-il sindaco di
Ariano, informato dalPASL AV1 che il sito di Difesa Grande era inquinato, non ha mai applicato l'art. 8 del decreto
ministeriale n. 471/99, diffidando con propria ordinanza il
responsabile dell'inquinamento ad adottare
i necessari interventi di messa in sicurezza e di ripristino
ambientale;
-il comune di
Ariano non ha mai adottato i provvedimenti indicati dall'ari. 17
del decreto legislativo n. 22/97, lo stesso procuratore della
Repubblica di Ariano, informato dall'ASL AV1 e dal Partito
Rifondazione Comunista, con esposto dettagliato del 25.9.2001,
che il sito di Difesa Grande era inquinato, ha mai provveduto
penalmente nei confronti del sindaco
di Ariano inadempiente, così da richiedere l'intervento sostitutorio della Regione Campania e della provincia di Avellino
per la messa in sicurezza
e per il ripristino ambientale della discarica e del sito. I
fattori che rendono il sito inquinato sono i seguenti:
-tra il 1997 e
il 1998 sono stati interrati nella discarica circa trenta milioni di kg. di fanghi provenienti dal CODISO di Solofra.
La ASL AV1, concludeva
affermando che tali fanghi «non possono essere smaltiti a Difesa Grande». Nessuna autorità si è preoccupata di bonificare la discarica da tali fanghi.
Né
è
stato emesso sequestro della discarica per smaltimento illecito
di rifiuti pericoloso;
-quasi certamente nella discarica sono stati smaltiti
rifiuti pericolosi quali: polveri di abbattimento fumi delle
industrie metallurgiche, ceneri da combustioni,
pitture e vernici di scarto, fanghi di depuratori civili e
industriali;
-sono presenti
nella discarica migliaia di quintali di pneumatici triturati,
pile esauste e medicinali scaduti;
-smaltimenti di
rifiuti indifferenziati nonostante che il comma 6 dell'art.5
del decreto Ronchi imponga dal primo gennaio 2000 il solo
interramento di rifiuti
provenienti dalla raccolta differenziata;
-il gruppo
tecnico della prefettura di Napoli, con il sopralluogo alla
discarica del 4.1.2000 evidenzia quanto segue: «è
necessario far eseguire dall'esercente la verifica di stabilità
delle scarpate e dei terrapieni di sostegno. La verifica è richiesta anche per il telo che deve evitare infiltrazioni di percolato
nel sottosuolo». Lo stesso gruppo tecnico constata che nella vasca principale il sistema
di fondo per la raccolta del percolato non è
più
efficiente. Tutte queste verifiche non sono state mai attuate;
-nessuna autorità ha
mai preso in esame che la discarica, elevata fino a
dieci metri, è situata in una zona altamente sismica, in una zona scoscesa con
vincolo idrogeologico e che è
bacino idrografico del fiume Cervaro;
-senza tener
presente questi aspetti l'ASIDEV fa defluire le acque di scolo della discarica dai terrapieni direttamente nel fiume Lavella;
-non vi è
nessuno studio d'impatto ambientale, ne vi è
la relazione indicante
le modalità
relative alle operazioni di messa in sicurezza dell'impianto e
la relazione indicante le modalità di bonifica
e ripristino dell'area
. |
|
| |
| |
|
| La
storia della discarica nel marzo 2004 è la storia della lotta della
popolazione di Ariano che ha determinato la chiusura di fatto della
stessa. Il neocommissario all'emergenza rifiuti, Catenacci aveva,in
realtà deciso, la riapertura di Difesa Grande (vista l'emergenza...),
solo per poco, promettendo chiusure e bonifiche. Questa volta, la
popolazione di Ariano e dei centri vicini non ha dato fiducia a nessuno,
troppo ben ammaestrata dalle esperienze passate. Si è mobilitata e ha
impedito agli autocompattatori di raggiungere la discarica. Questa, così,
è stata chiusa, per la prima volta, dalla volontà popolare. La lotta è
proseguita anche dopo la prova di forza dei compattatori (9 e 10 marzo),
con la continuazione dei presidi e varie iniziative. L'obiettivo è
trasformare la chiusura di fatto con quella definitiva, attraverso un
decreto di chiusura e la messa in sicurezza e bonifica. Finora le
autorità non hanno voluto chiudere la discarica: affermano,
sibillinamente, che è sì chiusa, ma per il decreto definitivo di
chiusura e per la bonifica bisogna spettare, si vedrà, chissà....
Ma tutti questi fatti sono storia di oggi ed è meglio seguirli sulla
pagina dedicata alla lotta di marzo: marzo
2004 Gli eventi successivi al marzo
sono anch'essi riferiti nella cronologia della lotta. Si possono
così riassumere:
Marzo è stato il mese della lotta e
della mobilitazione della popolazione arianese. Di fatto il
movimento ha chiuso la discarica.
Aprile ha visto i presidi ancora
attivi. Alla fine del mese era attivo il presidio del bivio di
Villanova.
Aprile è trascorso tra perdite di percolato dalla discarica,
analisi del liquido, dichiarazione dell'ARPA di Foggia sulla
pericolosità e tossicità del percolato. Il momento più importante
è stato quello del sequestro della discarica, o meglio di un lato
della stessa.
Il movimento chiede la chiusura definitiva, la messa in sicurezza
e la bonifica del sito, ma ufficialmente non c'è alcun atto in
questo senso. Anzi si moltiplicano affermazioni contraddittorie
che generano confusione, mentre un solo dato appare certo: il
provvedimento ufficiale di chiusura, che finalmente metterebbe
fine alla vicenda della discarica e tranquillizzarebbe la
popolazione, non c'è ancora. O, semplicemente non c'è e basta.
Maggio inizia all'insegna della
restaurazione. Il 4 al bivio di Villanova la polizia carica gli
esponenti del presidio che avevano bloccato due camion di
percolato chiedendo che se ne verificasse la regolarità nel
trasporto della sostanza, definita tossica dall'ARPA di Foggia. Vi
sono feriti fra i manifestanti e i camion alla fine passano. Il 6
maggio la stampa annuncia che sarebbero pronte 30 denunce per i
fatti del 4. Il 7 maggio duplice notizia restauratrice: l'ARPA di
Foggia si rimangia le analisi già effettuate (la pericolosità e
tossicità del percolato sarebbero stati dichiarati per motivi
prudenziali...) e dichiara la non pericolosità del percolato della
discarica. Immediato il provvedimento di dissequestro della
discarica (o meglio del lato incriminato, ormai del tutto
guarito).
Infine, Catenacci, ascoltato dalla magistratura arianese a Napoli,
dichiara di voler definitivamente chiudere Difesa Grande. Al bivio
di Villanova sarebbe pronta una festa, con invito al Commissario. |
| |
|
 |
|