Storia della discarica/proroghe e riaperture

storia della discarica

 home        18 e 19 Giugno 2007       dalle parole ai fatti

 

Proroghe e riaperture

 
Rifiuti, il Sud ancora fanalino di coda
Novembre 2002 - Pasquale Solano
Presentato a Roma il Rapporto rifiuti 2002, redatto dall’Osservatorio nazionale dei rifiuti del ministero dell’ambiente (Onr), assieme all’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat).
Dai dati emergono luci ed ombre sulla situazione in Italia monitorata nel 2000: sono stati prodotti 29 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con una crescita , rispetto al ’99, del 2,1%.  Un incremento ridotto, comunque, se confrontato con il +5% registrato nel biennio ’98 – ’99. 
Malgrado il risultato positivo, però, il 62% dei rifiuti solidi urbani viene smaltito attraverso le discariche e il recupero energetico è fermo al 10%.
Nel 2000, come si legge nel Rapporto, circa 4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (14,4% dell’intera produzione) sono stati raccolti in maniera differenziata.  Resta, però, il divario Nord-Sud: le regioni settentrionali, infatti, si avvicinano all’obiettivo fissato dalla legge Ronchi per il 2001, con una percentuale del 24,4%; il Centro compie un passo avanti attestandosi intorno all’11,4%, mentre il Sud, pur registrando un aumento rispetto al ’99, continua a presentare valori molto bassi: appena il 2,4%.
La forma di gestione dei rifiuti più diffusa continua ad essere lo smaltimento in discarica, sebbene il numero di impianti sia in diminuzione (da 786 del ’99 a 657 del 2000).
Riguardo all’incenerimento, c’è un aumento, rispetto al ’97, sia del numero degli impianti operativi, che della quota di rifiuti inceneriti, ma la percentuale rispetto al totale è ancora bassa in confronto ai livelli riscontrabili nei paesi dell’UE.
Incoraggiante il dato del settore compostaggio che rivela una crescita significativa: +47% rispetto al ’99 della quantità di rifiuti urbani trattati, +71% del numero degli impianti.
La quantità totale di imballaggi immessi sul mercato in Italia nel 2000 ammonta a circa 11 milioni di tonnellate, di cui 4,5 vengono recuperate. 
Per i rifiuti speciali, il sistema di contabilità è ancora insufficiente e, dunque, i dati relativi a essi sono ritenuti assolutamente sottostimati rispetto all’effettiva produzione.
 
 
Mentre il recupero e il riciclaggio delle batterie al piombo, secondo dati forniti dal Cobat, ha raggiunto il 96%, per un totale, nel 2001, di 1,7 milioni di tonnellate.
Il ministro dell’ambiente, Altero Matteoli, nel corso della presentazione del Rapporto, ha dichiarato: <<Bisogna avviare un ciclo virtuoso nella gestione dei rifiuti basato su tre passaggi: raccolta differenziata, recupero e riciclaggio, termovalorizzazione>>.  <<In questo sistema la discarica dovrà diventare marginale. Tutto ciò con un presupposto essenziale: trovare sbocco industriale ai materiali che provengono dalle raccolte differenziate>>.
Sarebbe ora che si passasse dalle parole ai fatti. Ma, purtroppo, gli enormi interessi che gravitano intorno al sistema dei rifiuti, portano a continuare in una situazione di emergenza e precarietà che, soprattutto al Sud, è diventata ormai cronica e ci costringe a detenere il triste primato del fanalino di coda del Paese (ndr).
 
 
 
Da Ottopagine del 22 aprile 2004 - Rifiuti speciali pericolosi nella discarica di Ariano...

Difesa Grande, l'ultima bomba arriva dalla Puglia. Nessun dubbio per l'Arpa di Foggia: nella discarica arianese sono stati sversati, nel corso degli anni, rifiuti spe­ciali pericolosi contenuti, molto probabil­mente, nei fanghi provenienti da processi industriali conciari. Il risultato dell'analisi è stato ufficializzato ieri dall'ente puglie­se, subito dopo aver completato lo studio del campione trasferito lo scorso 24 marzo dal comune di Monteleone di Puglia. Il meccanismo venne infatti messo in moto, come riportato nei giorni scorsi dal nostro giornale, proprio dall'ammini­strazione pugliese dopo aver fermato un'autocisterna proveniente dalla discarica arianese e controllato il percolato trasportato. Quel campione venne inviato all'Arpa che, ieri, ne ha ufficializzato la composizione. Nel materiale di risulta, generalmente trattato dagli impianti di depurazione, è stata riscontrata la presen­za di cromo (2.681 milligrammi), cromo esavalente (0.97 milligrammi), nichel (0.804 milligrammi), mercurio (0.13 milli­grammi) e piombo (0.72 milligrammi). Un risultato che, come detto, non lascia dubbi, si legge nella nota del dirigente Luigi Lorusso, sulla presenza di sostanze pericolose.
La "sentenza" ha avuto, come facilmente prevedibile, effetti immediati e dirompenti sul territorio. La Procura di Foggia, ulte­riormente mobilitata da esposti e denunce del comune di Monteleone e dalla pressio­ne degli ambientalisti, ha avviato ulteriori indagini per verificare l'eventuale presenza di percolato anche nel fiume Cervaro dove in alcuni punti, come Zapponeta e Manfredonia, sarebbero state riscontrare macchie sospette nerastre.

 
SCONTRO ARPAC - ARPA

E' scontro duro tra l'Arpac di Avellino e l'Arpa  di Foggia. Il direttore dell'ARPAC di Avellino, Cosimo Barbato, ha definito la conclusione delle analisi da parte dell'istituto pugliese inesatta. Il percolato, secondo Barbato, non è classificabile come rifiuto pericoloso.
Una diversa interpretazione tra i due enti destinata a suscitare forti polemiche tra la gente.

DA OTTOPAGINE DEL 24 APRILE 

 
Tutto si è ricomposto agli inizi di maggio: il 7 maggio la stampa riportava la notizia che l'ARPA di Foggia affermava la non pericolosità del percolato. Sulle analisi precedenti la pericolosità sarebbe stata affermata solo per motivi prudenziali. Tutto bene, dunque, tanto che il sequestro alla discarica viene prontamente revocato.
 
 
Cartelloni e striscioni dei giorni di lotta.
 
Dopo la sentenza del TAR datata 1996 il nuovo sindaco di Ariano Irpino, il dott. Vittorio Melito, dispone con un’ordinanza[i] la definitiva interruzione dell’utilizzo della discarica e ordina all’ASI-DEV ecologia di demolire gli impianti e ripristinare lo “stato dei luoghi” entro il termine di 90 giorni dal provvedimento.
L’atteggiamento del nuovo sindaco costituisce un elemento di rottura rispetto alle decisioni prese dalla precedente giunta arianese ma le Autorità governative non ne terranno assolutamente conto e supereranno sistematicamente i suoi provvedimenti. Il Sindaco, dal suo canto, intervenendo in un incontro(*) sul problema tenuto nel marzo del 2002 ad Ariano[ii] ha chiaramente lamentato la mancanza, durante il suo mandato(*), di una coscienza collettiva in grado di percepire l’effettiva portata dell’abuso che, giorno dopo giorno, si andava consumando a danno della comunità arianese.
Proprio per l’atteggiamento remissivo della collettività, nel marzo del 2002 il quotidiano “Il Mattino” di Napoli pubblica un articolo in cui è scritto che “a Difesa Grande può arrivare qualsiasi cosa tanto a nessuno importa[iii], ha favorito lo sversamento indiscriminato di inerti in quello che in poco tempo assume le sembianze di un grattacielo di rifiuti a cielo aperto.
A colpi di rinvii della data di chiusura già nel 1998 i due invasi progettati, vasca principale e secondaria[iv], risultavano riempiti del doppio della capacità di conferimento e al settembre 2002, risulterà che gli inerti depositati non sono affatto pari alla quantità di 1.000.000 di mc., come progettato, bensì di oltre 8.000.000![v].
Sempre nel 1998 l’attività della discarica continuerà anche dopo l’impegno assunto dalla Prefettura di Napoli, in presenza del Ministro degli Interni Rosa Russo Iervolino, circa la chiusura entro il 31-12-’98[vi].
Prima ancora dello scadere di tale termine il Sindaco Melito presenta una nuova ordinanza[vii] in cui la chiusura è motivata da ragioni di igiene pubblica. In questo nuovo documento 2 punti in particolare rivestono notevole interesse. Secondo l’art.17 del D.L. 22/’97(*) alla società che regola l’attività di un impianto di discarica compete anche la fase di gestione del post-mortem dello stesso. Nel caso specifico, al momento dell’ordinanza, l’ASI-DEV ecologia, pur sollecitata in varie occasioni, non aveva ancora trasmesso al Comune di Ariano Irpino il proprio progetto di recupero ambientale.
Oltre a ciò, il Sindaco pone l’accento su una questione delicata che inciderà non poco sulle future analisi effettuate sul sito. Riguarda il conferimento di particolari tipi di rifiuti che non sono sicuramente compresi nella categoria dei Solidi Urbani e a proposito dei quali, nell’esposto presentato alla Procura della Repubblica, è scritto che a “Difesa Grande vengono sversati circa 300.000 mc di fanghi di Solfora che, […] sono residui chimici conciari del CO.DI.SO. di Solofra ad altra concentrazione di cromo esavalente[viii].
La discarica continua a crescere in largo e in lungo provocando cedimenti strutturali del telo di contenimento con il risultato che il percolato(*) fuoriuscente va a finire direttamente nel suolo e nel sottosuolo e, davanti all’atteggiamento di assoluta indifferenza degli Organi commissariali, il Primo Cittadino rassegna le dimissioni[ix].
Dal 2001, mentre l’Amministrazione arianese torna a guida Covotta, si registrano una serie di fatti ancor più gravi di quelli precedenti. Innanzitutto, in nome dell’emergenza infinita[x] il sito di Difesa Grande viene posto a servizio anche dei paesi del napoletano e del salernitano. Sistematico diventa il pellegrinaggio, per le strade più trafficate di Ariano Irpino, di centinaia e centinaia di camion che quotidianamente vanno a sversare[xi]. Tralasciando solo il centro storico, che è ubicato in un punto molto altro del “Tricolle”, a qualsiasi ora del giorno e della notte i mezzi pesanti sono di intralcio alla viabilità.
Ariano Irpino ha una particolare conformazione geofisica, oltre al fatto che si estende su un perimetro territoriale vastissimo si è sviluppato, in tempi medioevali[xii], sulle cime di tre colli(*) tra i quali il punto più alto arriva a toccare gli 817 m . di altezza.
Rispetto al centro storico, la parte commerciale è ormai ubicata in piena periferia, in particolare alla località Cardito attraversata da una strada, la SS 90, che costituisce una tappa obbligata, l’unica, per i mezzi che devono raggiungere l’impianto.
Lungo il tragitto, il sostanziale numero delle attività commerciali e degli uffici presenti, già in condizioni normali provoca, soprattutto negli orari di punta, il congestionamento del traffico, figurarsi poi con la presenza di tanti camion che camminano a passo di lumaca. Qualche voce di protesta comincia a levarsi dal coro.
Dal 2000 in poi, comunque, qualcosa comincia a cambiare anche su altri livelli.
Per parlarne bisogna prima precisare che in questa storia un ruolo importante d’ora in poi lo rivestiranno l’ASL e l’ARPAC(*) che sono i due organi ufficiali preposti al controllo dell’inquinamento della discarica.
Nel gennaio del 2001 l’ASL[xiii] comincia a sollecitare agli Organi competenti chiarimenti sull’effettiva “conformità della funzionalità dell’impianto rispetto al progetto realizzato a suo tempo”. Nel maggio 2001 l’ARPAC[xiv] rileva che dal campione di liquidi prelevati dal pozzo spia n°1 lato nord-est “risultano parametri inquinanti superiori a quelli previsti dal DL n°152 dell’11/05/’99”. Successive analisi[xv] attesteranno lo stesso risultato sul terreno adiacente alla discarica interessato dallo scorrere del percolato. La discarica non solo risulta inquinata al suo interno ma inquina anche all’esterno.
Nel settembre del 2001 anche l’ASL precisa[xvi] che “è fuori di ogni dubbio che il sito di Difesa Grande è da considerarsi sito inquinatocertamente questo sito va bonificato e quindi risanato …”.
L’inquinamento segnalato dai due Organi non è cosa trascurabile perché le analisi dei campioni rilevati attestano la presenza di una serie di sostanze ad alto impatto ambientale che, di fatto, hanno inaugurato la fase metanigena dell’impianto. In particolare ci si riferisce alla presenza di piombo, cromo esavalente, zinco, cloruri, rame(*).
Se in condizioni di corretta gestione di un impianto di discarica le immissioni di questi metalli possono essere controllate, nel caso specifico di “Difesa Grande” oltre ai problemi precedentemente segnalati, struttura inadeguata, l’ASL[xvii] evidenzia una serie di inconvenienti che aggravano ancora di più la situazione.
Per quanto riguarda la raccolta del percolato il sistema è totalmente insufficiente(*). Inoltre, nessun intervento è stato predisposto per prevenire l’accumulo e la diffusione del gas nell’ambiente esterno perché il biogas risulta non essere né captato(*) né tanto meno bruciato attraverso le torce(*).
L’attestazione dell’inquinamento da parte degli organi preposti non “convince” il Sindaco di Ariano Irpino che decide di far istituire[xviii] una commissione di Esperti(*) per effettuare analisi all’interno dell’impianto.
Tale Commissione, in disaccordo con le analisi degli organi ufficiali, non attesterà mai nessun tipo di inquinamento a Difesa Grande[xix] e dall’alto di questi soli risultati il Sindaco rassicura i cittadini[xx].
La tensione a questo punto comincia a salire e le Associazioni culturali del paese organizzano una manifestazione[xxi] di piazza in cui pubblicamente rendono noti gli allarmanti risultati delle analisi dell’ASL e dell’ARPAC. Alla manifestazione seguirà un incontro(*) voluto dal Primo cittadino con i rappresentanti delle Associazioni, la stampa e il Direttore locale dell’ASL AV1, il dott. Padula[xxii]. Ribadito, anche da parte di quest’ultimo, lo stato d’inquinamento in cui si trova lo sversatoio il giorno dopo il Sindaco ordina la chiusura[xxiii].
Rispetto agli atti dell’ex sindaco Melito questo potrebbe avere una “marcia in più”. Nel 1999 è stato approvato un Decreto Ministeriale[xxiv] che costituisce un validissimo strumento nelle mani di un Primo cittadino per consentirgli la chiusura di un impianto di discarica sito nel territorio del “suo” comune allorché questo risulti inquinato. L’ordinanza in questione non invoca però le disposizioni del 471/’99 e vuole essere un atto cautelativo per permettere alla Commissione di Esperti di effettuare i dovuti controlli.
Elaborata in tale forma l’ordinanza è un atto facilmente superabile e difatti, sempre in nome dell’emergenza senza fine, il Commissariato di Governo dispone la riapertura[xxv].
Mentre il Comitato delle associazioni decide di ricorrere alla strada giudiziaria, presentando nel giugno del 2002 un esposto alla Procura, una serie di personaggi affidano ai giornali la loro opinione sul “caso” Difesa Grande.
Innanzitutto parla il sub-commissario all’emergenza rifiuti delegato dal presidente della Giunta Regionale, Antonio Bassolino, il dott. Giulio Facchi il quale denuncia[xxvi] la “non volontà di uscire dall’emergenza da parte di chi, contrastando la costruzione dei termovalorizzatori, favorisce il regno incontrastato delle ecomafie”.
Anche per il giudice Ferdinando Imposimato(*)sui rifiuti di Ariano Irpino(*) si stende la mano della mafia[xxvii].
Che la mafia abbia ormai da tempo allungato gli artigli su affari di stampo ecologico non è affatto un mistero. Nel 1991 il Giudice Giovanni Falcone[xxviii] nel delineare il profilo dell’eco-imprenditore mafioso  invitava le Autorità Giudiziarie a stare in guardia in particolare per quel che concerne i campi d’investimento dell’edilizia, della gestione dei rifiuti e delle discariche, del traffico di rifiuti pericolosi nonché nel campo del racket degli animali.
Nel caso specifico della discarica di Ariano Irpino, più in genere nella gestione dei rifiuti campani, quello che però non risulta chiaro nell’intervista del sub-commissario è il motivo per cui, pur confermando la presenza della mafia, egli, dall’alto dell’incarico conferitogli, non abbia mai interessato della cosa la sezione dell’Antimafia. Su questo punto lo attacca il giudice Imposimato.
Nel settembre del 2002 l’impianto di Difesa Grande viene chiuso ma quella che sembrava una vicenda ormai conclusa è invece tornata alla ribalta proprio al momento di andare in stampa. Il Commissario di Governo[xxix], nel giugno del 2003, ha disposto la riapertura del sito sostenendo che per l’avvio del progetto di bonifica, non ancora approvato, è necessario “livellare” le vasche di Difesa Grande conferendovi un numero ancora non chiaro di “Ecoballe”, cioè di rifiuti secchi già trattati.
Tradotto in altri termini si potrebbe pensare che in un sito dichiarato inquinato e non in grado di “sopportare” altro peso l’unica via alla bonifica sia rappresentata dal conferimento di altri rifiuti[xxx].
La precaria e quindi pericolosa condizione della discarica trova conferma nelle gravissime perdite di eprcolato dell'aprile 2004; perdite che dapprima portano al sequestro di un lato della discarica e successivamente all'accertamento del cedimento di un punto del versante sud-ovest con la rottura del telo protettivo inferiore (impatto ambientale/documentazione). 
NOTE
[i]      Copia esposto alla Procura della Repubblica, Tribunale di Ariano Irpino, giugno 2002.  
(*)   Nel quale le Associazioni culturali del paese si confrontano per la Ia volta sui dati allarmanti che emergono dalle analisi del sito.  
[ii]      Ottopagine, quotidiano locale, 27 marzo 2002.  
(*)   Allo scadere del quale sarà nuovamente eletto sindaco il dott. Domenico Covotta.  
[iii]     Il Mattino di Napoli, quotidiano nazionale, 25 marzo 2002.  
[iv]     Copia esposto alla Procura della Repubblica, Tribunale di Ariano Irpino, giugno 2002.  
[v]      Ibidem  
[vi]     Ibidem  
[vii]     Ordinanza n° 132 del 22-12-1998.  
(*)   L’art.17 del D.L. 22/97 dice che i “criteri di bonifica delle discariche o di parti di esse sono competenze specifiche della Regione, delle Amministrazioni provinciali e comunali […]. Qualora i responsabili della gestione di un impianto non provvedano, o non siano individuabili, gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale sono realizzabili d’ufficio dal Comune territorialmente competente e ove questo non provveda dalla Regione che si avvale di altri Enti pubblici
.
[viii]    Copia dell’esposto presentato alla Procura della Repubblica, Tribunale di Ariano Irpino, giugno 2002.  
(*)   Il percolato è il liquido contaminato che si forma in una discarica per effetto dell’azione delle acque reflue.  
[ix]     Copia esposto alla Procura della Repubblica, Tribunale di Ariano Irpino, giugno 2002.  
[x]      Ordinanza ministeriale 3.100 22-10-2000 del Ministro degli Interni. Tale ordinanza stabilisce che in casi di emergenza, per superarla, si devono utilizzare “tutte le risorse disponibile in ambito regionale”.  
[xi]     Copia dell’interrogazione presentata al Parlamento dal Sen. Carmelo Morra, maggio 2002.  
[xii]     Ariano Irpino” (a cura di) N. D’Antuono, in “Progetto Itinerari Turistici Campania interna. La valle del Miscano” Vol. 2°, a cura di Archeoclub d’Italia sede di Casalbore, Regione Campania: Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino. Poligrafica Ruggiero, Avellino, 1995, pp.105 ss.  
(*)   Da qui il nome “Tricolle”.  
(*)   Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania.  
[xiii]    Nota inviata in data 16-01-2001 dal dirigente dell’Azienda Sanitaria Locale: dott. Carmelo Padula. [xiv]    Copia analisi effettuate dall’ARPAC in data 11-05-2001.
[xv]     Copia analisi effettuate dall’ARPAC in data 25-06-2001
[xvi]    Nota inviata in data 24-09-01 dal Direttore Generale ASL AV/1, al Sindaco di Ariano Irpino, al Presidente della Provincia di Avellino, alla procura di Ariano Irpino.
(*)   Il piombo, lo zinco, e il rame sono tipi di metalli a “rilascio lento” che s’infiltrano nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque superficiali. Il cromo esavalente tende invece a salire, sottoforma di particelle, verso l’alto dove se incontra il bio-gas, gas formato dalla decomposizione dei rifiuti organici, si proietta direttamente nell’aria.
[xvii]    Relazione del 3-05-’02. Prot. n°911.
(*)   Assenza di pozzetti di raccolta finali dotati di bacino di accumulo e idonee pompe a funzionamento automatico.
(*)   La mancata captazione del biogas potrebbe comportare rischi di incendi ed esplosioni, nonché problemi di intossicazioni perché nel caso specifico di Difesa Grande, come già evidenziato, il biogas risulta “arricchito” di cromo esavalente.
(*)   All’interno dell’impianto, secondo l’ASL, sono presenti delle torce obsolete e mal funzionanti perché non correttamente collegate.
[xviii]   Mozione approvata dalla Giunta municipale in data 20/01/2001.
(*)   Provenienti dall’Università “Federico II” di Napoli.
[xix]    Copia esposto presentato alla Procura della Repubblica, Tribunale di Ariano Irpino. Giugno 2002.
[xx]     “Ottopagine” quotidiano locale, 17 aprile 2002.
[xxi]    “Corriere” quotidiano locale, 18 aprile 2002.
(*)   In data 3/05/2002.
[xxii]    “Ottopagine” quotidiano locale, 4 maggio 2002.
[xxiii]   Ordinanza n°20, 04/05/’02.
[xxiv]   D.M. 471/1999.
[xxv]    Ordinanza n° 31, 5/06/2002.
[xxvi]   “Corriere”, quotidiano locale. 11 maggio 2002.
(*)   Ferdinando Imposimato è stato membro della Commissione prima Antiterrorismo e poi Antimafia, nonché Senatore e consulente per le Nazioni Unite
(*)   Nell’estate del 2002 il giudice Imposimato, in vacanza ad Ariano Irpino, ha espresso la sua solidarietà a chi portava avanti la protesta per Difesa Grande.
[xxvii]   “Ottopagine”, quotidiano locale, 27 agosto 2002.
[xxviii]  L. Miracle, L’altra faccia della Piovra, « La Nuova ecologia», febbraio 1998, p.42.
[xxix]   Ordinanza n° 52 del 13-6-2003.
[xxx]    “Ottopagine”, quotidiano locale, 18 giugno 2003.

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